In ricordo di Antonio

6 febbraio 2010 in Varie inserito da Valter Toni

Giovedì scorso è morto Antonio, e don Giacomo, sapendo quanto questa persona fosse stata per me importante, mi ha immediatamente chiesto di scrivere qualcosa su di lui. Non è per niente semplice sintetizzare in poche righe ciò che da un mese stavo raccontando in un libro che ho concluso proprio due giorni prima che Antonio morisse, e quindi non sono riuscito neppure ad avere la gioia di fargli questa sorpresa. Antonio l’ho conosciuto dopo che era uscito dal carcere per via dell’indulto nel 2006, quando dormiva davanti a Santa Maria Nuova. Poteva finire tutto lì, con lo sguardo purtroppo diffuso e contagioso di chi paragona un barbone ad un cane, e percepisce il tutto come un problema di igiene pubblica. Invece aiutato dalla sensibilità delle figlie, ho scoperto dentro quel sacco a pelo un uomo, che aveva un volto e un nome, e che personalmente in certe particolari situazioni sono arrivato a considerare un angelo.  È difficile forse pensare questo nei confronti di chi ha passato anni in galera, e indubbiamente quest’uomo, che molti hanno conosciuto sul finire degli anni settanta con il nome di Tony lo svizzero, non era certamente finito dentro per la sua santità. Ma vi assicuro che per me è stato così.

In tanti abbiamo cercato di aiutarlo a ricostruirsi una vita: Casa Betania, L’Opera Padre Pio, la Comunità Papa Giovanni XXIII e quella di San Cesareo. Ma sono altrettanto certo che lui ha aiutato me. È stato come un tutor, un accompagnatore, che mi ha permesso di vivere nel profondo, ciò che infinite volte avevo sentito testimoniare da don Oreste. Ho scoperto grazie ad Antonio quanto sia vero ciò che don Valentino Salvoldi diceva sabato scorso alla Scuola di pace. Dio o è assurdo o è mistero. Io da anni preferisco la seconda risposta, ma non è così semplice e scontata, soprattutto quando non apri la tua vita a persone come Antonio, che dietro la dura corteccia di una vita difficile, nascondono una umanità profonda e misteriosamente inespressa.

Dietro le difficoltà di molte persone, che la nostra società invece che aiutare tendenzialmente rifiuta, c’è un mondo vero e non una fiction da scoprire. Per questo ho accettato di scrivere qualcosa per il Nuovo Amico: perché in tutti, in chi è senza tetto, in chi fugge dalle guerre e dalla fame, in chi per cultura secolare ha deciso che la propria casa è una carovana, in chi viene punito per il proprio delinquere, in chi ha trovato nel bere o nella droga l’unica ragione per vivere, sì, proprio in tutti abbiamo la possibilità di trovare un “nuovo amico” come Antonio.

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